Il training autogeno è un metodo di rilassamento che si impara e poi si pratica da soli: poche frasi ripetute mentalmente, finché il corpo risponde. Com’è nato, come si esegue, e che cosa ha in comune con una seduta di ipnosi scritta per te.
Il braccio destro è pesante
Scritta per chi, agitata da settimane, vuole ritrovare gli esercizi del training autogeno imparati anni fa.
Il braccio destro è pesante
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Ora, la pesantezza.
Porta l'attenzione al braccio destro. Dalla spalla, giù, fino alle dita.
Il braccio destro è pesante.
Il braccio destro è pesante.
Il braccio destro è pesante.
Non devi renderlo pesante. Lo stai solo notando. E il corpo, sentendosi osservato così, con gentilezza, comincia a lasciarsi andare. Forse la tensione che c'era, nel braccio, comincia a sciogliersi. Come un pugno che si apre.
Ora il braccio sinistro.
Il braccio sinistro è pesante.
Il braccio sinistro è pesante.
Entrambe le braccia sono pesanti.
Le braccia sono pesanti.
Sono calma.
Senti come le braccia si abbandonano. Non hanno più niente da tenere. Niente da stringere. Niente da trattenere. Sono appoggiate. E sono pesanti.
Lascia che questa pesantezza scenda anche nelle gambe.
Le gambe sono pesanti.
Le gambe sono pesanti.
Tutto il corpo è pesante.
Sono calma.
Chi ha provato il training autogeno ricorda di solito il primo momento in cui ha funzionato: il braccio destro, appoggiato sul bracciolo, diventa pesante. Non perché lo si sia deciso, ma perché lo si è pensato con calma, più volte, senza sforzo. Poco dopo arriva il calore.
Da questa esperienza parte tutto il metodo. Negli anni Venti lo psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz, che lavorava con l’ipnosi, notò che i suoi pazienti descrivevano lo stato ipnotico quasi sempre con le stesse parole: pesantezza, calore. Si chiese allora se bastasse evocare quelle sensazioni per ritrovare lo stato, senza bisogno di un ipnotista. Presentò il metodo nel 1926 e lo raccolse in un libro nel 1932. Autogeno significa generato da sé: è un’autoipnosi resa sistematica.
Il suo allievo Wolfgang Luthe lo portò oltre l’oceano e lo sviluppò in ambito clinico; in Italia si è diffuso soprattutto attraverso psicologi e psicoterapeuti, che lo insegnano in piccoli gruppi o in sedute individuali.
Il ciclo inferiore, quello che quasi tutti imparano, comincia con una frase di calma e prosegue con sei esercizi. Ognuno si impara in una o due settimane e si aggiunge ai precedenti. Le formule si ripetono mentalmente, lentamente, quasi come un’osservazione.
Ci si esercita sdraiati, in poltrona, oppure seduti su uno sgabello nella posizione del cocchiere: il busto che si lascia cadere in avanti, gli avambracci sulle cosce, la testa abbandonata. Due o tre volte al giorno, pochi minuti.
Ogni seduta si chiude con la ripresa: si stringono i pugni, si piegano e distendono le braccia con energia, si fa un respiro profondo e si aprono gli occhi. La si omette solo se si pratica per addormentarsi.
Imparare tutto il ciclo richiede in genere alcuni mesi di pratica quotidiana. Conviene farsi guidare, almeno all’inizio, da uno psicologo formato: il metodo è semplice ma non banale, e ci sono situazioni in cui è sconsigliato praticarlo da soli.
Dopo il ciclo inferiore si possono aggiungere formule proprie, brevi e al presente, e chi vuole può proseguire con il ciclo superiore, dedicato alle immagini interiori: colori, oggetti, poi sentimenti e domande rivolte a sé stessi.
Hanno la stessa radice. Entrambi portano in quello stato in cui il corpo si rilassa e la mente resta desta, entrambi passano per il respiro, il peso delle membra, il calore; entrambi, alla fine, affidano qualcosa a quello stato.
Si separano sul metodo. Schultz ha reso l’ipnosi uguale per tutti: le stesse formule, nello stesso ordine, ripetute finché diventano automatiche. Lo psichiatra americano Milton Erickson ha fatto il contrario. Niente formule fisse: suggestioni indirette, immagini, racconti, pensati per la persona che ascolta in quel momento.
Nel training autogeno la voce è la tua. Nell’ipnosi ericksoniana è una voce che ti ascolta.
Quies non è un corso di training autogeno e non insegna le sue formule. È autoipnosi ericksoniana scritta per te: qualche domanda all’inizio su come stai adesso — scegliere una parola, spostare un cursore, scrivere una frase se ti va — e poi una seduta scritta per questo momento e letta ad alta voce. Nessuna è uguale a un’altra.
Se pratichi il training autogeno, riconoscerai il terreno: il peso che si allarga, il respiro che rallenta, quel punto in cui i pensieri si fanno lontani. Cambia che qualcuno parla al posto tuo, e che non c’è nulla da ripetere né da riuscire.
Le due cose convivono. Il training autogeno è un’abilità che ti porti ovunque; una seduta scritta per stasera è per le sere in cui preferisci farti guidare.
Una seduta scritta per come stai adesso.
Senza registrazione
Quies è uno strumento di benessere per il rilassamento e l’esplorazione di sé. Non è un dispositivo medico e non diagnostica, cura né guarisce alcuna condizione. Se stai attraversando una crisi di salute mentale, rivolgiti a un professionista qualificato.